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GS il giornale della subfornitura – Settembre 2004

Fondata a Reggio Emilia nel 1960, la società Brevini Riduttori si è - letteralmente - imposta in tutto il mondo come leader nel campo dei riduttori epicicloidali. Tra i suoi punti di forza spiccano un modello organizzativo basato su autonomia e flessibilità, il controllo diretto del “sales and service network” in ben 25 Paesi, design e cultura del processo… ma anche una visione strategica della subfornitura.

A chi arriva in quel di Reggio Emilia in treno, difficilmente sfugge la grande scritta che ancora troneggia – anche se un poco sbiadita dal tempo - a lato della stazione, e che recita: “Officine Meccaniche Reggiane”. Per i più si tratta solo di archeologia industriale… per un imprenditore locale in quella scritta c’è l’origine storica e morale del loro “fare quotidiano”.
Origine che risale all’agosto del 1901, quando viene inaugurata a Reggio Emilia l’Officina Meccanica e Fonderia Ing. Romano Righi e C.; uno tra i primi insediamenti industriali dell’Emilia Romagna – allora zona prettamente agricola – inizialmente orientata verso il settore ferroviario e militare… per quest’ultimo, segnatamente le artiglierie.
Nel dicembre del 1904 l’azienda muta la ragione sociale, e prende il nome di Officine Meccaniche Reggiane!
Da quella data è un susseguirsi di rafforzamenti ed acquisizioni fino alla Prima Guerra Mondiale, quando avviene l’incontro tra l’azienda emiliana e il mondo aeronautico. L’occasione è data da una commessa per la costruzione di 300 esemplari del bombardiere C5, uno dei più avanzati velivoli dell’epoca concepito dell’Ingegner Gianni Caproni… Conte di Taliedo.
Poi, però, arriva la crisi economica del 1920, con tanto di occupazione degli stabilimenti da parte delle maestranze. Nell’intendo di salvare l’azienda, nel 1928 vengono differenziate le attività entrando nel settore cerealicolo, mentre nel 1930 si passa anche alle macchine agricole, ma con esiti deludenti… tanto che nel 1933 l’I.R.I. acquisisce la maggioranza azionaria.
Poi la storia vede nuovamente apparire il Conte Gianni Caproni – il papà del C5 – che nel 1935 acquisisce dall’I.R.I. il pacchetto azionario delle Reggiane, divenendone socio di maggioranza.
Chiuso questo nostalgico «amarcord» introduttivo, restiamo a Reggio Emilia per presentare il committente che – cortesemente – questo mese ha accettato di apparire sulle nostre pagine: si tratta della Brevini Riduttori, realtà che da quasi mezzo secolo si distingue sul mercato per la sua produzione di riduttori epicicloidali e che, nell’ultimo decennio, ha registrato i risultati più sorprendenti.
In particolare, dal ’94 ad oggi il fatturato della Brevini Riduttori è passato da 30 a 163 milioni di euro, il numero di occupati da 330 a 855, la produzione annua da 40.000 a 110.000 unità.
Nata nel 1960 per volontà dei fratelli Luciano, Renato e Corrado Brevini, inizialmente l’azienda è focalizzata sulla costruzione di macchine agricole, ma già nel 1964 si specializza nella produzione di riduttori epicicloidali per applicazioni nel contesto degli impianti industriali, come anche in quello delle macchine semoventi.
Nel 1976 s’avvia il processo di decentramento distributivo con l’apertura della prima filiale italiana – in Lombardia – cui farà seguito nei due anni successivi l’apertura della Brevini France, della Brevini USA e della Brevini Getriebe in Germania… per poi progressivamente estendere le proprie sussidiarie in Asia ed Oceania, mentre con l’apertura di Brevini Latino Americana si presidia uno dei maggiori mercati emergenti: il Brasile.
Nel 2000 parte un piano che prevede una decisa politica di espansione mondiale, attraverso acquisizioni ed accordi sui tre mercati chiave nella “power transmission” (ndr: Germania, USA, Giappone). Fondamentale, a tale proposito, l’acquisizione della tedesca “P.I.V. Antrieb Werner Reimers”; società storica detentrice d’importanti brevetti nel campo dei riduttori e dei variatori, fondata addirittura nel 1928. Tanto per rendere l’idea: a Reggio Emilia le unità produttive della capofila Brevini Riduttori S.p.A. si estendono su 44.000 mq, a Bad Homburg le fabbriche acquisite della PIV si estendono su 60.000 mq.
Verrebbe quasi da dire che… Luciano, Renato e Corrado Brevini hanno lo stesso DNA imprenditoriale dei fondatori delle Officine Reggiane, ma stanno ottenendo risultati decisamente più eclatanti!
Per saperne di più su Brevini Riduttori S.p.A., è il caso di passare al report dell’incontro avuto con i loro tre responsabili d’azienda che ci hanno accolto in quel di Reggio Emilia, e che sono Luca Bortolani - uomo Marketing - Massimiliano Colombo - Marketing Manager – e Fabrizio Lasagni -Purchasing Manager.

A livello introduttivo ho cercato di riassumere i macro dati solo di Brevini Riduttori S.p.A.; ma l’intero Gruppo è cosa molto più ampia e complessa.
* BORTOLANI – Effettivamente, i numeri del Gruppo che vede come Presidente Renato Brevini – il più giovane dei tre fondatori – non sono cosa da poco. Sono ben 15 le unità produttive controllate dalla famiglia Brevini nel mondo, presso le quali lavorano oltre 1300 addetti, che – nel 2003 - hanno generato un fatturato di 239 milioni di euro.
Due, sostanzialmente, le macro aree di business: power transmission e hydraulics. Nella prima area ci siamo noi della Brevini Riduttori S.p.A. (ndr: riduttori e motoriduttori epicicloidali), quindi la già citata tedesca PIV Drives GmbH (ndr: riduttori ad assi paralleli ed ortogonali, riduttori per l’industria della plastica, variatori), e la Brevini Winches S.p.A. (ndr: argani e verricelli di serie e su specifiche del cliente).
Più nutrita la seconda area, dove operano la società Hydr-app S.p.A. (ndr: centrali oleodinamiche, componenti, moltiplicatori), la Aron S.p.A. (ndr: sistemi oleodinamici ed elettronici), l’Oleodinamica Reggiana S.p.A. (ndr: centrali oleodinamiche modulari personalizzate), la Samhydraulik S.p.A. (ndr: motori a sistema orbitale, idroguide a sistema orbitale, pompe e motori a pistoni assiali), Brevini Hydraulics S.p.A. (ndr: distributori proporzionali con elettronica integrata), ed infine V.P.S. Brevini S.p.A. (ndr: valvole oleodinamiche e pompe ad ingranaggi).

Sempre a livello introduttivo… chiedo di spendere ancora due parole in merito alle applicazioni del prodotto Brevini Riduttori.
* BORTOLANI – A grandi linee, potrebbero essere sei le tipologie del nostro prodotto. Al primo posto abbiamo i riduttori epicicloidali a carcassa fissa in configurazione coassiale o ortogonale, che possono essere impiegati in ambiti industriali standard, come anche in macchine semoventi d’ogni genere.
C’è poi una nuova serie di riduttori epicicloidali per coppie elevate – la Serie “S” – che ben si presta per applicazioni su nastri trasportatori di ogni tipo, sollevamenti industriali e portuali, trituratori e molini, impianti per la produzione di zuccheri o di olio alimentare, applicazioni minerarie.
In terza battuta abbiamo una gamma di riduttori concepiti per la rotazione mediante combinazione di pignone e cuscinetti di base dentati, che ben si prestano ad applicazioni su generatori eolici, gru per edilizia, torrette d’escavatori e di autogrù.
Si arriva quindi ai riduttori epicicloidali a carcassa rotante, predisposti per l’inserimento in tutti quei tamburi usati per l’avvolgimento delle funi: quindi riduttori per l’azionamento di argani.
Diversi ancora sono i riduttori per azionamento dei veicoli gommati, che permettono di applicare la trasmissione idrostatica su macchine agricole, piattaforme aeree, carrelli elevatori, spazzatrici stradali, ecc… .
Per ultimi, abbiamo i riduttori per l’azionamento dei mezzi cingolati, quali escavatori o macchine movimento terra. Questi riduttori hanno struttura portante ad alta resistenza, ingombri longitudinali contenuti, grande capacità di carico radiale e assiale. Sono solitamente provvisti di freno multidisco di stazionamento, e permettono il montaggio diretto di motori idraulici.

Mi pare di comprendere che il vostro ruolo va oltre quello di semplice fabbricante di riduttori, per divenire fornitore di soluzioni «complete» per la trasmissione di potenza; cioè con tanto di freni multidisco, motori elettrici o idraulici, ecc… .
* COLOMBO – Qui parliamo di sistemi di trasmissione che sono interfacciati con macchine complesse, e che sovente richiedono un apporto in termini di co-progettazione con il cliente. In altre parole, dobbiamo pensare ai nostri riduttori come a dei veri e propri sistemi per la trasmissione di potenza, tecnicamente ineccepibili, e molto personalizzati in funzione delle varie esigenze che ci troviamo ad affrontare.
Diversamente, ci sono altri costruttori – magari in Cina – che possono realizzare riduttori standard e molto semplici.
Nella maggioranza dei casi forniamo anche una vasta gamma d’accessori in ingresso ed in uscita dai riduttori, quali: flangiature d’accoppiamento con motori elettrici e idraulici, motorizzazioni complete, freni multidisco, piuttosto che altre configurazioni a richiesta del Cliente.
Tutto ciò è possibile in virtù di una duplice filosofia perseguita dall’azienda: la fidelizzazione del cliente e la fidelizzazione del subfornitore. Si tratta di due filosofie che viaggiano in parallelo, con tematiche differenti, ma che assicurano la migliore qualità del processo produttivo - interno od esterno che sia – con conseguente migliore qualità del servizio e del prodotto.

Ma in precedenza si parlava anche di forti sinergie con le fabbriche interne al Gruppo, al fine – appunto – di fornire al mercato un pacchetto il più completo possibile.
* COLOMBO – Come ben evidenziato in apertura, il Gruppo ha da sempre perseguito l’obiettivo di possedere aziende che producono parti strategiche e complementari al nostro riduttore, ma che siano in grado – a loro volta – di rivolgersi in modo autonomo sul libero mercato. Ad esempio, abbiamo un’azienda che produce oltre 100.000 motori idraulici all’anno – si tratta di motori lenti e semilenti – che con noi fa solo il 10% del suo fatturato.
Il «segreto di Pulcinella» di questa strategia, risiede nel fatto che avendo con le aziende del Gruppo un rapporto privilegiato, risulta per noi agevole arrivare a dare al mercato il tanto auspicato pacchetto completo.
Questa rapidità nella risposta garantita proprio dalle sinergie con il Gruppo Brevini ben si lega con la filosofia volta alla fidelizzazione del cliente cui mi riferivo in precedenza che ha portato - da circa due anni - alla nascita degli Stock and Service Centre.

Vediamo di comprendere meglio questa prima filosofia di fidelizzazione del cliente, perseguita dall’azienda.
* COLOMBO – Guardando in modo razionale la nostra produzione, debbo dire che circa il 55% dei riduttori che vendiamo sono “relativamente” modulari; mentre, di fatto, il restante 45% richiede interventi a livello progettuale, in quanto si parte da una domanda del tipo: …ho bisogno di una soluzione che mi ottimizzi il rendimento di una ben specifica macchina o impianto industriale.
Per rispondere adeguatamente a queste variegate esigenze del mercato, oggi abbiamo non due, ma tre diversi strumenti. Nel caso di richiesta tecnologica relativamente semplice, l’aspetto dell’engineering - che sempre sta a monte di una nostra fornitura - è demandato «in toto» ai tecnici/commerciali delle nostre 27 filiali Brevini nel mondo. All’estremo opposto interviene il nostro Reparto Sviluppo & Progetti di Reggio Emilia.
Recentemente, sentivamo il bisogno di soddisfare un terzo livello intermedio di complessità progettuale. E’ cosi nata una struttura ad hoc - lo Stock and Service Centre, appunto – ovvero, una sorta di filiale strutturata non solo dal punto commerciale, ma con in seno dei progettisti ed un’officina attrezzata per poter realizzare, rapidamente, tutta quella vasta gamma di adattamenti supplementari che necessitano al cliente: un freno su misura, un giunto particolare, ecc… .
Il primo centro sperimentale europeo è partito in Olanda, ma la cosa è funzionata così bene che l’anno prossimo sbarcheremo con gli Stock and Service Centre anche negli Stati Uniti.

A questo punto, non resta altro che concentrarci sulla fidelizzazione del subfornitore.
* LASAGNI – Naturalmente, 15-20 anni fa non avevamo ancora una vera politica di gestione della subfornitura; si decentravano all’esterno i classici picchi di lavoro che non si riusciva a gestire in officina.
Con il crescere dell’azienda questa strategia – di fatto – creava solo difficoltà sia nella gestione della produzione interna, sia nella soddisfazione dei nuovi requisiti di rapidità, flessibilità e personalizzazione che il mercato andava sempre più chiedendo.
Sono quindi state varate una serie di scelte che – ancora oggi – vedono produrre all’interno dell’azienda il «cuore» del riduttore; che è tutta l’ingranaggeria in acciaio che si trova all’interno del riduttore, sulla quale Brevini ha investito la sua esperienza quarantennale. A corollario di questo concetto posso dire che, mediamente. il valore di un riduttore è dato il 35% dalla subfornitura.
Detto ciò, per noi oggi la fidelizzazione del subfornitore è direttamente proporzionale alla capacità d’interazione con esso, in modo da incarnare in maniera esemplare il concetto di «impresa estesa» di cui tanto si parla.
Nel dettaglio, due sono i progetti in essere per la gestione della supply chain l’ordine, che sarà generato automaticamente dal nostro sistema informativo e, tramite un software, sarà inoltrato ai subfornitori. Questi potranno lavorare sull’ordine online in termini di accettazione, spostamento di data, messa a punto dei prezzi. Di tutte queste informazioni noi avremo un report di tutte queste informazioni tramite internet, letteralmente in tempo reale.
Il secondo step prevede la gestione delle informazioni riguardanti la qualità, le richieste d’offerta, gli avvisi di merce pronta, le bolle di consegna e – sicuramente – anche l’emissione informatica in automatico della fattura del subfornitore.
Ma a noi tutto ciò non bastava!
Sempre su internet abbiamo creato un portale a disposizione dei subfornitori – ovviamente, ad acceso controllato per livello di qualificazione – tramite il quale è possibile visualizzare quelle che sono le informazioni in termini di disegni, distinte base, esplosi, specifiche generali di acquisto. Tramite questo portale, un nostro subfornitore può raccogliere in modo virtuale tutta la documentazione necessaria, ad esempio, per fare un’offerta.
E poi ancora… non potevamo escludere da queste soluzioni anche il lato «clienti finali»; in particolar modo, abbiamo acquisito linee telefoniche riservate per le comunicazioni tra gli Stock and Service Centre ed i sistemi informativi centralizzati a Reggio Emilia. In questo caso, la trasmissione riguarda il caricamento degli ordini, le conferme d’ordine, ecc… .
Mi piace anche ribadire che, dopo una fase iniziale nella quale ogni sede nazionale si è avvalsa di un unico provider, un’indagine comparativa ci ha condotto a scegliere due diversi fornitori di connettività; rispettivamente uno per l’Italia e un altro per le filiali internazionali. A questo punto ci serviva un Virtual Network Operator globale, al quale affidare lo sviluppo dell’intero sistema; ed abbiamo scelto l’inglese Vanco.
Presente in Italia con una sua sede dal 1998, Vanco è stata chiamata a realizzare un’infrastruttura di comunicazione mista per collegare in modo omogeneo i nostri uffici italiani con le filiali estere. Debbo dire che Vanco ha generato buoni risultati, e ci ha permesso di portare a buon fine tutti quei progetti che ci eravamo posti.
Tornando al collegamento informatico con i subfornitori, per ora abbiamo «sposato» quei 35/40 attuali partner che ci permettono di portare avanti l’80% del decentramento, ma stiamo già pensando di inserire anche quei subfornitori che - pur non essendo significativi in termini di fatturato – necessitano di una gran quantità di trasferimento di dati ed informazioni.

Come ultimo argomento, vediamo quali sono i requisiti che un subfornitore deve possedere per interagire correttamente con Brevini Riduttori.
* LASAGNI – Preferibilmente, cerchiamo di far si che il maggior numero di subfornitori a noi legati, abbia la certificazione VISION 2000. Al di la di questo aspetto che è preferenziale – ma non vincolante - le caratteristiche basilari che ricerchiamo sono: una dimensione strutturale adeguata, un parco macchine aggiornato, buona flessibilità, disponibilità alla collaborazione, un buon controllo di processo, una strumentazione di controllo com0pleta ed affidabile.
Vista poi la sempre più diffusa consuetudine di acquisire particolari finiti, ricchi quindi di diverse problematiche, il subfornitore deve a sua volta saper gestire e controllare anche il suo indotto.
Per contro… noi non siamo l’azienda che ogni mese cambia subfornitore solo per motivi economici, e siamo molto attenti ad individuare qualsiasi nuova possibilità di collaborazione evoluta ovunque nel mondo.

 


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